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LA MADONNA DELLA POSSENTA

Santuario della Madonna della Possenta

 

Cenni storici

 

L’Oratorio della Madonna della Possenta almeno quattro secoli fa era già degno di speciale menzione ed il culto alla Vergine era tale da esigere la presenza di un Sacerdote che vi fungesse da Rettore. Possiamo quindi asserire che, molto tempo prima, l’Oratorio attirava folle di devoti per implorarvi lo speciale patrocinio di Maria.

Il 7 marzo 1569 il Vescovo di Mantova, Gregorio Boldrino con suo decreto e con Rogito del Notaio Taddeo Berlenghi univa l’Oratorio della Possenta e il relativo Beneficio alla Chiesa di Castelgrimaldo allo scopo di dare a quel Parroco – che versava in difficili condizioni finanziarie – il modo di vivere e di provvedere alla cura delle anime.

Nello stesso tempo gli si faceva obbligo di celebrare la S. Messa nel Santuario ogni Domenica e Festa di precetto e di passare al Parroco di S. Giacomo Po, pure bisognoso, la somma di 12 ducati  annualmente e da pagarsi per il S. Michele di settembre o nell’ottava.

In questo periodo il Santuario e, di conseguenza la devozione alla Madonna ebbe a soffrirne. Non sappiamo per quale ragione il Parroco di Castelgrimaldo veniva di rado a celebrarvi la S. Messa. Gli abitanti di Ceresara, gelosi del culto del loro Santuario, esposero le loro lagnanze al nuovo Vescovo Fedele Gonzaga, il quale, venuto in visita alla Polenta il 15 dicembre 1575, dopo aver letto il su citato Decreto di annessione del Santuario a Castelgrimaldo, raccomandò al Parroco di curarvi la celebrazione della S. Messa nei giorni festivi – pena la privazione del beneficio – affinché i terrazzani non si lamentassero più oltre e perché “dicta Ecclesia est magnae devotionis” – quella Chiesa è di gran devozione –(Lib. Visitat. F. 675, t).

L’adempimento di questo onere vien nuovamente raccomandato un altro Vescovo, il Ven. Francesco Gonzaga, nel Verbale della Visita fatta a Castelgrimaldo il 27 settembre 1593.

Ma i Ceresaresi desideravano un servizio più diligente e frequente celebrazione di Ss. Messe. Ed ecco, il 5 febbraio 1681, gli eredi di Giacomo Sacchi fondarono nella Chiesa della Polenta un Beneficio costituito dal fondo “Meriga”, cui fu riconosciuto dal Vescovo il diritto di Patronato, con diritto di nomina per i reggenti del Comune di Ceresara e con diritto di preferenza, nella nomina a Cappellano, dei discendenti della Famiglia Sacchi. Il Cappellano aveva l’onore di celebrare nella Chiesa della Possenta quattro Ss. Messe settimanali, tra cui la festiva.

Ma questo Beneficio e il servizio inerente scomparvero nel 1866 per l’incameramento da parte del Governo Italiano. Il legato di Messe fu rivendicato nel 1912 dal Parroco di Ceresara M.R. Don Giulio Guidoni e da quell’epoca venne regolarmente adempiuto.

Della riconoscenza dei fedeli pellegrinanti al Santuario son testimoni i quadretti votivi e i preziosi monili ( ora non più visibili causa i furti subiti) offerti per grazia ricevuta.

Da questi si arguisce come la Madonna abbia, con predilezione, protetto e favorito i lavoratori dei campi e le madri bisognose di dare al figlio il primo nutrimento. Però le folle di devoti sono accorse per qualunque bisogno materiale e spirituale, specialmente in tempo di calamità.

Durante la guerra 1915-18 si è visto un affluire straordinario. E da allora, si può dire, salvo qualche periodo di rilascio, la devozione andò sempre aumentando e cosi pure l’interessamento per migliorare il piccolo Santuario. Da un trentennio fu una santa gara tra Clero e Popolo per decorarlo meglio che permettessero le circostanze. Ogni sabato alla Messa assistono devoti di ogni condizione, venuti anche da paesi molto lontani, che si accostano con fervore ai Ss. Sacramenti. Durante il mese di maggio si susseguono i pellegrinaggi dei paesi limitrofi portando la nota fervida di anime, specie giovanili, attorno alla gran Madre.

In due circostanze dell’anno ricorrono le Feste tradizionali: 25 marzo e 2 agosto.si svolgono in una calda atmosfera di seria devozione, tolto – se Dio vuole – il bagaglio profano di divertimenti illeciti. Gran profitto per la dignità della nostra santa Religione che non vuol essere presa come vile pretesto a bagordi e a bordello!

Si aggiunga, dal 1938, la Festa Eucaristica del primo giovedì di maggio, intesa a impetrare la lungamente desiderata pioggia sulle riarse campagne. Da allora la Festa, che si ripete ogni anno, con grande concorso di popolo, assunse un carattere di perenne ringraziamento.

E siamo nell’anno di guerra 1940.

Siamo ritornati a quei tempi di grande fede e di grande generosità, quando Autorità e popolo erano un cuor solo ed un’anima sola per onorare la Vergine.

Erano tempi di calamità. E la Vergine premiava tanto ardore e cessava la peste, la guerra. Sia ancora così!

Ad impetrare tanto favore dalla sua potente intercessione, la popolazione di Ceresara, sempre prima nelle iniziative ad onore di Maria, ha votato uno splendido Altare marmoreo che oggi viene consacrato. Sostituisce il precedente, rozzo ed indecoroso, e perpetua nei secoli l’amore e la fede di un popolo verso la Madre celeste alla quale confida ogni sua speranza.

La Vergine Santa, come sempre, esaudirà benigna il solenne voto e farà presto sorridere nel cielo pacato l’iride di pace. 

                                                                                                                                                         d.p.p.

 

La leggenda del pozzo

E’ semplice e breve, caratterizzata però da una benefica influenza che la rende interessante. Essa narra “ in tempi remoti alcuni malandrini che infestavano la campagna si introdussero di notte nell’umile chiesa della Possenta per far bottino dell’oro e dei gioielli che ornavano in abbondanza l’immagine della Madonna. Ma alcune collane s’impigliarono nel braccio della statua. I malandrini allora, spezzatolo, lo gettarono nell’asciutto pozzo vicino. Al tocco del braccio benedetto, dal fondo arido, scaturiva una sorgente di acqua limpida e fresca come polla alpina.

E da allora – quell’acqua – bevuta con fede (è provato da in numeri attestazioni) non solo guarisce i mali fisici anche i più gravi ed ostinati e incoraggia e conforta gli spiriti deboli ed abbattuti, ma con speciale larghezza aumenta o dona la secrezione lattea alle mamme che l’impetrano.”

Ecco perché da tempo remoto, ogni sabato, c’è gente alla Possenta. Gente anche da lontano, oltre Comune e oltre Provincia. Gente dal cuore afflitto che prega e implora, e gente che vi ritorna confortata per lasciare alla Madonna un segno tangibile della grazia ricevuta.

E tanti ve ne sono !!…tra questi luccica pendente una sciabola militare ( ora non più per le noti ragioni di cui sopra); è l’arma di un eroico ufficiale d’Artiglieria, più volte decorato al Valor Militare che fu buon soldato e morì da buon cristiano. La vedova e gli orfani l’offrirono, nell’ora del dolore, alla Madre possente perché stendesse su loro, bisognevoli, la Sua mano di grazia e di protezione. E cosi fu.

Un fatto ai giorni nostri, si ripete impressionante.

Molti, troppi bimbi, pur nascendo tra eleganti corredini di seta e nastri rosa e azzurro, non trovano pronto il turgido seno materno per il loro delicatissimo alimento. E son guai d’angoscia e di lacrime!.

Dove ricercarne la causa? Come stornare il malefico effetto?

In tanta jattura, voi, mammine giovani e mamme fatte esperte ma ancor trepidanti, avete trovato l’ancora della vostra speranza…… ricorrete con fede alla Madonna della Possenta, recatevi da Lei, pregate, implorate, dissetatevi con l’acqua sua benedetta e non sarà invano….. e allora? Oh, allora! Gioiose e felici “in dolce atto d’amore” stretto al seno il figlio vostro fatto robusto e sano perché nutrito da voi, dalla stessa vostra carne, dimentiche delle ansie e delle rinunce che la maternità, ben intesa, richiede, infinitamente riconoscenti, schiuderete cuore e labbra, per l’alta, fervente parola: Ave Maria! Di Grazia piena!.

E corre il pensiero ad una pur alta considerazione.

La provvida legge mussoliniana per l’Opera Nazionale Maternità ed Infanzia non appare forse chiaramente un beneficio riflesso della grazia soccorritrice della Madonna per l’innocente e bisognosa umanità implorante?

La Provvidenza Divina non ha soste e conosce tutte le vie “oggi come ieri, domani come oggi, nei secoli dei secoli ... 

 

Rosa Zanini Carleschi

 

Oratorio e Simulacro

 

Nessun documento storico, a noi noto, ci dà l’atto di nascita dell’Oratorio della Possenta. Sappiamo che la devozione alla Vergine era largamente sentita e praticata in Ceresara prima del secolo XV specialmente per merito dei Servi di Maria che vi tenevano il fiorente Convento ove entrò giovinetto il Beato Angelo Macrini.

Il più antico documento che ci ricorda l’Oratorio della Possenta lo troviamo nella prima Visita Pastorale compiuta alla Diocesi di Mantova dal Vicario Generale Mons. Francesco Marno, Delegato dal Card. Ercole Gonzaga, il giorno 9 ottobre 1544.

A quell’epoca dunque la chiesa esisteva ed aveva il suo Rettore.

Altre notizie sulla probabile epoca di erezione dell’edificio si desumono dalle linee architettoniche.

L’interno, infatti, ci rivela due corpi di fabbricato nettamente distinti e diversi: il presbiterio con arco leggermente acuto e la navata con arco a botte. Il presbiterio con archi ogivali quasi tondi ci riporta nella prima metà del secolo XV e precisamente verso il 1430, mentre la navata e la relativa facciata barocca ci attardano di tre secoli.

L’Oratorio di ci si parla nella prima Visita Pastorale doveva essere costituito da almeno due campate, una delle quali serviva da presbiterio, l’altra da navata per i fedeli. Demolita quest’ultima, non sappiamo se perché cadente o perché insufficiente, venne edificata l’attuale navata di molto più ampia, ma innestata all’antico con evidente disagio. Infatti l’arco trionfale risulta di forma indecisa; lo sovrasta una larga parete vuota e inutile contro la quale muoiono la trabeazione e le sagome della navata.

Avvalora la nostra asserzione anche il fatto che il vecchio pavimento della navata – esistente fino al 1938 – si estendeva molto al di sotto della soglia d’entrata.

La facciata di stile barocco non lascia dubbio sull’epoca settecentesca della costruzione. Tinteggiata recentemente (1936) fu munita di un affresco centrale – l’Annunciazione del B. Angelico – a tinte piuttosto forti e paesane.

La parte più interessante  - dal lato artistico – è la più antica: l’attuale presbiterio.

A pianta quadrata, la volta poggia su forti pilastri aiutata diagonalmente da archi ogivali ricongiunti nel centro dal monogramma gotico di Gesù circondato da una cornice tortile. Le vele e le pareti no risultano affrescate.

Addossato alla parete centrale l’Altare in cotto sormontato da due gradini e da un’ancona a due lesene con trabeazione e timpano. Nel centro, in una nicchia a tutto sesto, poggiata su duplice piedistallo, la statua della Vergine.

Questa costruzione, cui male si addice il nobile titolo di “Altare” fu il terzo tentativo del genere, e, da essa, si può desumere di quale pregio artistico fossero le due precedenti. Il primitivo contava un solo gradino sul quale – più bassa dell’attuale di mezzo metro – si apriva la nicchia.

La Madonna sorregge sulle ginocchia il Bimbo che stringe nella sinistra un uccellino.

Non credo inutile descrivere la varietà dei colori onde era dipinta prima del recente restauro. Il manto in bleu scuro, la veste in rosso mattone, i capelli color dell’abito e la veste del manto, listati da una duplice linea di simpatica porporina! Questo alla superficie.

Ma nel corso dei secoli quanti pennelli con la buona volontà di renderla migliore peggiorarono e linee originali addossandovi strati densi di colore.

Il manto – ad esempio – risultò dipinto per ben quattro volte: ad olio, di nero, di bianco, di azzurro; poi a tempera, ancora di azzurro.

Dopo la pulitura compiuta sotto la direzione del Prof. Arturo Raffaldini, apparve qual’era originariamente: una magnifica terracotta quattrocentesca.

Vi si scorsero anche alcune crepe: trasversalmente, sotto il collo, all’addome, alle ginocchia; verticalmente dal piedistallo fino alle ginocchia. La mano destra della Madonna ricongiunta al gomito da un avambraccio di gesso in modo grossolano. (la leggenda del pozzo trova qui la sua conferma?). le crepe così male restaurate da mutare completamente la linea primitiva.

Ora, distrutto ogni precedente, deprecato restauro, rimarginate e riprese con giusta tonalità le crepe, spalmata di cera, la Madonna ci appare solenne e fiera, leggiadra nella forma e bellissima nel colore originale della terracotta. L’ancona che la circonda accresce con la preziosità dei marmi e la purezza della linea classica la sua potente attrattiva. Da questo trono meno indegno di Lei ove siede Regina di grazie, la Vergine guarderà ora con più tenerezza ai figli suoi, fatti migliori, ed esaudirà propizia il loro voto: “Tu dona la sospirata pace, o possente Regina delle Vittorie”.

                                                                                                                                 Sac. Luigi Bosio

 

 

Le feste tradizionali

Quale idea abbia ispirato i nostri antenati a celebrare con una particolare solennità la Festa della Annunciazione per venerare la Madonna della Possenta non è detto.

Forse era connessa l’idea della sua potenza alla prima manifestazione divina quando la rivelazione dell’Angelo doveva elevarla ai più alti fastigi della gloria divina. Forse fin d’allora la festa assunse carattere più di festività che di solennità per quel misto di religioso e di profano onde si perpetuò negli anni la Sagra della Possenta.

Se la fede guida ancora le folle imploranti perché l’umanità è quanto mai inquieta e bisognosa di grazie, altrettanto le guida un ancora vivo senso tradizionale e la festa ha un suo aspetto flkloristico.

25 marzo: odor di primavera, prime luminosità di cielo, primi tepori e primi germogli.

Vi è nell’aria odore di viole. Riappaiono i colori più vivi e spesso contrastanti, certo intonati alla ricchezza di luce di cui s’adorna la stagione nuova.

Già dal mattino c’è un pellegrinare devoto al Santuario: gente di ogni ceto sociale, tutti col proprio fardello di miserie, tutti a chiedere le grazie più disparate  perché come ogni volto così diversi sono i bisogni di ognuno….. e la Madonna dalla sua rustica nicchia tutti li guarda e tutti li accoglie.

Si succedono nel Santuario le divine, solenni ufficiature. Quindi è la volta di benedire agli indumenti, raccolti in piccoli involti, che indosseranno gli infermi onde godere della materna protezione della Vergine.

Nel pomeriggi, fin dalle prime ore, accorrono i bimbi cui attrae un lontano zufolio, preludio di dolci e di giocattoli, sapore della sagra.

Più tardi le donne e giovani in modo particolare ed uomini.

In passato le ampie aie delle case limitrofe accoglievano le sudate coppie piroettanti al suono della fisarmonica.

Gaia fatica interrotta dalle merende di varie comitive sparse sui verdi prati e a cui partecipavano anche i non più giovani. E la merenda è rimasta ancora come pretesto a riunire in dolce serenità ed allegria cosi come si può constatare nelle improvvisate osterie in cui i devoti di Bacco amano obliare le loro preoccupazioni quotidiane.il ritorno alla normalità avverrà fra qualche giorno.

Intanto è il viavai chiassoso ed assordante: al rustico e primitivo carretto de bei tempi antichi è stata sostituita l’automobile e la modesta bicicletta e pochi son rimasti a peregrinare sul caval si S. Francesco.

Ma è in tutti una serenità diffusa ed espressa in vari modi: grida di fanciulli, giovani uomini; sfoggio di tolette più o meno appariscenti, passeggiate romantico-sentimentali per le strade campestri che attorniano il Santuario meta e fulcro della festa.

Col morir del giorno s’intensifica il movimento del ritorno ed è in tutti un senso di riposata letizia quasi ciascuno portasse con sé la poesia di questa festa religiosa ed agreste consacrata dalla tradizione attraverso i secoli.

Un secondo affluire di gente ha luogo il 2 agosto essendo annessa al Santuario l’Indulgenza del Perdon d’Assisi, privilegio, fino a pochi ani a, quasi unico nei dintorni.

La festa è già diversa ma con non minor concorso di popolo.

Rimane l’attrattiva della passeggiata alla Possenta per l’omaggio alla Madonna, per le merende all’aperto, per l’acquisto dei dolci e dei giocattoli intesi ad accontetar i più piccini.

25 marzo, sagra della primavera, annuncio dell’Angelo alla Vergine;

2 agosto: rosseggiar di cocomeri nell’aria arroventata d’estate, tesori di grazie dispensate nella Festa del Perdono.

POSSENTA, meta sempre vecchia e sempre nuova che chiami al tuo modesto e per secolare Santuario la nostra gente che vi trova pace e riposo.

Un nuovo voto ed il suo compimento aggiungerà nuovo ed imperituro lustro alle tante grazie dispensate dalla Vergine a prova del suo appellativo: Virgo potens!

                                                                                                                                 M.C.B.

 

Il nuovo altare

 

Quello vecchio, in gesso e calce, d’architettura rozza,non presentava segno di nobiltà alcuna, sia nelle parti che nell’insieme. Era di quelli che fanno, tutt’ora, indecorosa mostra, in t’alunne delle nostre chiese rurali, oratori e parrocchiali, e che parlano attraverso la vicenda dei tempi più di ristrettezze economiche che di negligenze di spiriti.

Due giovani sacerdoti, il dott. Don PioPottenghi, Rettore del Santuario e don Luigi Bosio, Parroco di Ceresara, idearono di innalzarne uno nuovo, in marmo e artistico, confidando nella generosità di queste popolazioni educate alla fede religiosa e devote alla Vergine Potente e chiamando alla collaborazione i Reverendi Parroci viciniori, pregandoli di diffondere l’idea e di appoggiarne l’iniziativa.

Il nuovo Altare doveva sorgere ed essere offerto alla Madonna della Possenta come voto per una pace prossima, giusta, duratura.

Definito, perciò, l’intendimento e presa la deliberazione di portarlo, senza indugi, a realtà concreta, ne affidarono il compito del progetto allo scultore Romolo Venturini, il quale, presentandolo sollecitamente alla Commissione Diocesana di Arte Sacra. ottenutane l’approvazione, ricevette il definitivo incarico di passare alla costruzione.

Diciamo, subito, che l’opera è ben riuscita.

La predella in rosa corallo, i riquadri del paliotto e dei fianchi, sagomati e incassati di verde Foresta, il tabernacolo, le colonne erette sui gradini della Mensa ai lati della nicchia dove riposa la venerata Immagine, i capitelli, l’architrave e il frontone che, in lato, fanno compimento, rappresentano un complesso architettonico di classico aspetto, armonioso nella compostezza delle linee e nell’equilibrio delle masse. I marmi policromi fanno leggiadramente salire le loro note moderate e raccolte sulla pallida e pur calda tinta del botticino pergamenato, che va a costituire la fondamentale struttura di tutte le parti.

Aggiungeremo che gli angioli, dal Venturini steso scolpiti in bianco statutario, disposti in corona all’arco della nicchia e la porticina del Tabernacolo formano due particolari meritevoli di più diligente attenzione.

La porticina è lavoro dello stesso don Luigi Bosio: egli, con passione e finezza d’arte, è riuscito a raffigurare sulla faccia esterna, in bassissimo rilievo, un Cristo, reggente il calice contro il petto, dal volto e dall’atteggiamento soffusi di alto misticismo.

Sul fianco destro si legge la scritta:

NUTANTIA TOT IN AERUMNIS PECTORA FIRMA

VESANAS COMPESCE FRATRUM IRAS

AD PTATAM CHRISTI PACEM CUNCTOS REDUC

O MATER (1)

Sul fianco sinistro:

DEI XXIV MARTII ANNI DOMINI MCMXLI

DOMINICUS MENNA  MANTUAE EPISCOPUS

IN HONOREM VIRGINIS POTENTIS SACRAVIT (2)

 

(1)     sostieni, fra tanti affanni , i trepidi cuori, dei fratelli, o Madre, frena le folli ire, tutti riconduci alla desiderata pace di Cristo.

(2)     in onore della Vergine Potente Domenico Menna, Vescovo di Mantova, lo consacrò il 24 marzo dell’anno del Signore 1941.

 

Tutto l’Altare, in ben proporzionate dimensioni, domina nello spazio dell’abside e armoniosamente  si intona alle semplici linee architettoniche del Santuario.

Con tali criteri costruito,non ha da offrire alle meraviglie del pubblico né splendore di gemme né fregi d’oro o d’argento. Noi siamo, tuttavia, certi che esso sarà non meno gradito agli occhi e al cuore dei fedeli, dei Sacerdoti, degli artisti.

La correttezza delle forme, il misurato accordo delle parti, l’unità dell’insieme, la sobrietà degli ornati, non disgiunti dalla dignità dello stile e della materia, bastano, invero, a formare, in arte,i pregi e i segreti della bellezza.

Così per fede di cuori e per generosità di popolo, sì è compiuta, nel giro di brevi mesi, l’opera che era stata ideata con entusiasmo e fermamente voluta.

Questo, è giorno da segnare negli annali del Santuario.

                                                                                                                                 d.A.P.

 

brani tratti dall’opuscolo “numero unico” intitolato “La Madonna della Possenta”  stampato nel marzo del 1941.

                                   

 
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