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RELAZIONE ARALDICA
"Ricercare documenti che certifichino
direttamente la vetustà dell'emblema araldico della Comunità di Ceresara è
cosa ben ardua, ma non impossibile.
A Ceresara si possono rilevare alcune
testimonianze tutt'altro che trascurabili.
La facciata del Municipio è ornata da uno
stemma antico, recentemente dipinto con colori di fantasia, carico di un
ciliegio fruttato sinistrato da un cane rampante, negli ultimi anni interpretato
come volpe.
Lo scudo è cimato da una corona all'antica,
detta pure radiata, che un tempo sovrastava appunto gli emblemi di città e
paesi.
L'arma è ripresa, coll'albero di ciliegio
fruttato e sinistrato da un cane, simbolo di fedeltà e dedizione.
Non ci sono dubbi invece sull'albero, poiché
il toponimo Ceresara deriva appunto dal latino "cerasus" (ciliegio),
anche se non è da scartare a priori l'ipotesi classicista della derivazione da
"cereris ara" (altare sacro a Cerere).
La campana della gonzaghesca Torre Civica,
sempre in Piazza Castello, reca nelle decorazioni uno scudo con l'emblema
comunale. Pure qui balza evidente la figura del cane bracco (vedasi Ceresara e
Acelli).
Per poter giungere ad una corretta e
documentata descrizione dello stemma comunale è necessaria comunque l'indagine
storica. Scavando nel passato del paese cisi imbatte nelle vicende della
illustre casta dei Conti Ceresara, innalzati dai Gonzaga al rango di Marchesi.
Nella loro arma gentilizia inserirono
l'emblema della terra dalla quale, nel Medioevo, assunsero il cognome.
Nel "Dizionario Storico-Blasonico"
di G.B. di Crollalanza (Vol. I°, pag. 279) cosi è descritto lo scudo dei Conti
Ceresara:
"Partito; nel 1° spaccato: a) d'oro,
alla mezz'aquila di nero, movente dalla partizione; b) fasciato d'azzurro e
d'oro di sei pezzi; nel 2° d'azzurro, ad un albero di verde, sinistrato da un
cane bracco rampante d'argento, il tutto sostenuto da una terrazza di verde; sul
tutto di rosso, a due spade al naturale, poste in croce di S. Andrea, le punte
al basso".
Dei Ceresara narra diffusamente il Conte Carlo
D'Arco e ne riporta l'albero genealogico nel suo manoscritto sulle
"Famiglie Mantovane" (Archivio di Stato di Mantova, Raccolta Documenti
Patrii di C. d'Arco nn. 214-220, vol. 3° pag. 199 e segg.), ma sulle figure
descritte nello scudo araldico non fa chiarezza alcuna, poiché in proposito si
limita a citare autori precedenti che interpretarono il "cane
rampante" talvolta come un "leone" o addirittura come un
"orso", tratti in inganno da sculture poco decifrabili poste ad
ornamento d'antichi sepolcri.
A fugare ogni dubbio sull'animale rampante
interviene un documento ufficiale della seconda metà del XVIII° secolo: il
"Libro degli stemmi gentilizi della Deputazione Araldica della città e
stato di Mantova" (Archivio di Stato di Mantova, Fondo Gonzaga, allegato
alla Busta n. 3704) composto (1765 circa) per conto della Regia
Deputazione Araldica di Mantova, che operò la ricognizione della nobiltà
mantovana al tempo dell'Imperatrice Maria Teresa d'Asburgo.
Nello stemmario, denominato comunemente
"Libro d'Oro" degli storici mantovani, figura anche l'arma gentilizia
dei Ceresara, che conferma pienamente la blasonatura del Crollalanza, con la
sola eccezione costituita dal fatto che l'albero non è verde, ma al naturale;
eccezione da considerarsi trascurabilissima.
Da questo documento ufficiale, che è anche il
più antico che riporti l'arma dei Conti Ceresara e quindi pure quella
ceresarese, si ricava la corretta blasonatura dello stemma comunale:
"d'azzurro al ciliegio al naturale fruttato di rosso, sinistrato da un cane
rampante d'argento nell'atto d'arrampicarsi; il tutto sostenuto da un terreno di
verde"."
tratto da documento allegato alla pratica di
richiesta di concessione dello stemma e gonfalone al Presidente della
Repubblica.
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